Hannah Villiger, Scultrice, Scrutatrice del Sé

L’istituto Svizzero a Roma riscopre l’opera della sua Ex borsista Hannah Villiger, scultrice Svizzera che inventa il Selfie ante litteram, scrutando il proprio corpo con l’instant camera Polaroid. Dalle immagini tascabili sviluppa dei montaggi fotografici quasi astratti nello spazio, di forte impatto scultoreo, emotivo ed estetico.

Che cosa rende l‘opera di Hannah Villiger (*Cham 1951-Auw 1997) oggi di un’attualità acuta e di forte effetto? Il fatto di aver anticipato il selfie prima dell’era digitale tramite la prima tecnologia d’immagine istantanea, la Polaroid? Il fatto di aver scrutato millimetro per millimetro l’intimità del proprio corpo, di aver rivolto lo sguardo allo spazio domestico e di averli esposti allo sguardo del pubblico? Proprio dopo un anno che la vita pubblica in tutto il mondo si è fermata ed è stata risucchiata dal virus, apre la prima retrospettiva italiana dell’artista ed ex-borsista dell’Istituto Svizzero, Hannah Villiger, allo stesso Istituto a Roma. Il suo lavoro sarebbe potuto nascere nell’anno delle restrizioni Covid, 2020/21. Infatti, le motivazioni che portano la scultrice in una situazione “huis clos” analoga e a concentrarsi sul proprio corpo (femminile) e la sua interiorità sono legate nello stesso modo ad una malattia: nel 1980 scopre di soffrire di una tubercolosi aperta e deve passare a più riprese lunghi periodi in isolamento negli ospedali. Dopo una partenza da “Shooting-Star” sei anni prima – ancora studente di Fine Arts, vince la borsa federale di arte e una residenza all’Istituto Svizzero a Roma – il suo stato di salute la costringe a riorientarsi verso strumenti di lavoro più immediati e meno bisognosi di spazio come il taccuino e la Polaroid. Raccoglie così negli anni delle serie di scatti immediati e spontanei nei suoi spazi ristretti, inquadrature quasi astratte di estratti del suo corpo, piccole immagini spesso sfumate e con i colori slavati, tipiche delle Polaroid. In un secondo tempo, dall’archivio, l’artista seleziona e ordina le immagini in “blocchi” per poi ingrandirle a 123 x 125 cm e abbinarle sul muro e nello spazio espositivo. Così facendo, riesce a recuperare la dimensione tridimensionale in un’opera che parte da un embrione, quasi uno schizzo bidimensionale veloce e spontaneo e che si estende finalmente nello spazio circostante. Hannah Villiger non si autodichiara femminista, ma la sua opera riflette innegabilmente la condizione femminile e rivendica nel suo rigore compositore e spaziale il recupero del controllo sulla rappresentazione del proprio corpo. Che cosa può trasmettere la ricerca instancabile e visionaria dell’artista Svizzera alle attuali e future generazioni di donne e uomini? Di non farsi abbattere dalla sofferenza, seguire la propria ricerca, alzare lo sguardo fuori dalla finestra e recuperare il mondo esterno, svanito solo per un attimo.



15.4.-27.6.2021
Fotografia
Istituto Svizzero a Roma


Published in
Kunstbulletin 5/2021

“Hanna Villiger. Skulptural (1994), Quattro C-prints di Polaroids su alluminio
Works/Sculptural”, installation view at Istituto Svizzero, Roma. Photo: ©OKNO studio
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“Hanna Villiger. Skulptural (1994), Quattro C-prints di Polaroids su alluminio Works/Sculptural”, installation view at Istituto Svizzero, Roma. Photo: ©OKNO studio

Skulptural (1984/85), C-print di Polaroid su alluminio
Works/Sculptural”, installation view at Istituto Svizzero, Roma. Photo: ©OKNO studio
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Skulptural (1984/85), C-print di Polaroid su alluminio Works/Sculptural”, installation view at Istituto Svizzero, Roma. Photo: ©OKNO studio

Hannah Villiger, Polaroid originali (anni Ottanta e Novanta)
Works/Sculptural”, installation view at Istituto Svizzero, Roma. Photo: ©OKNO studio
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Hannah Villiger, Polaroid originali (anni Ottanta e Novanta) Works/Sculptural”, installation view at Istituto Svizzero, Roma. Photo: ©OKNO studio